“Obbligo delle opere d’arte nelle opere pubbliche”. Le riflessioni di Centrarte per voce del presidente Monello

“Potremmo dire di essere molto soddisfatti”: comincia con queste parole l’intervento dell’avvocato Venerando Monello a commento dell’interpretazione delle norme per l’arte negli edifici pubblici che ne dà la la Circolare n. 3728 del 28 maggio 2014 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Ed in effetti – continua il Presidente di Centrarte Mediterranea – lo siamo davvero molto, essendo stata la nostra associazione quella che maggiormente si sia effettivamente interessata, attraverso il dialogo con le Istituzioni, di dare effettiva attuazione a questa norma”.

“Ricordo, in particolare – aggiunge Monello - “La Ceramica delle Meraviglie”,  il convegno voluto a Patti, il 30 novembre 2013, dal Consigliere Solveig Cogliani, grazie al quale l’Assemblea Regionale Siciliana ha preso in carico il nostro disegno di legge per poter destinare il 2 per cento degli investimenti delle opere pubbliche per l’abbellimento artistico. E non è che tutto ciò non ci renda soddisfatti, e che, purtroppo o per fortuna, si è ancora una volta spostato il baricentro, abbiamo, ancora una volta, alzato l’asticella. Ciò che intendo dire è che, ottenuta una corretta interpretazione della normativa, occorre dare concreta e sostanziale attuazione  all’art. 2 bis della l. n. 717/49 nella parte in cui prevede la non collaudabilità dell’opera nel caso in cui non sia stata realizzata l’opera d’arte”.

“In tal senso – conclude Monello – noi riteniamo fondamentale l’ingresso di una nuova norma che stabilisca, in caso di ricorso alla magistratura amministrativa, l’esenzione delle spese di contributo unificato per le associazioni di categoria che intendano impugnare i bandi di opere pubbliche che non destinino in favore dell’arte il 2 per certo, o che abbiano eseguito i collaudi in assenza dei dovuti abbellimenti artistici. Questo tipo di esenzione, sulla scia di quella già prevista in favore delle associazioni dei consumatori, riteniamo che sia, oltre che atta a tutelare l’effettività della norma, una scelta di civiltà giuridica“.

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