“IL MIO SOGNO E’ CHE CENTRARTEMEDITERRANEA SI TRASFORMI IN FONDAZIONE”

bis1VENERANDO_MONELLONato a Siracusa, vissuto a Noto, laureato a Camerino e avvocato a Roma, soprattutto ostinato nel cogliere e valorizzare il nuovo.
CentrarteMediterranea è formata in prevalenza da giuristi con una spiccata sensibilità per le varie forme dell’arte, dalla pittura al teatro, dalla letteratura alla musica, solo per fare qualche esempio.
Tra le citazioni che percorrono l’associazione l’assonanza tra “bello” e “giusto” come pezzo fondante del pensiero che di recente è stata tra l’altro rilanciata da Francesco Arzillo, magistrato amministrativo e socio dell’Isca (International Science and Commonsense Association) al Convegno su “Creatività e forma tra arte e diritto”, progetto “Arte in Regola”, Palazzo Spada, Roma, 28 maggio 2013.

E infatti, “non ci sono certo incompatibilità – dice Venerando Monello – tra le professioni giuridiche e la passione per le diverse forme dell’arte. Anzi sovente le due passioni, quella per il diritto e quella per l’arte si fondono. Basti pensare ad una delle iniziative che CentrarteMediterranea ha in corso. Riguarda la materia della defiscalizzazione delle sponsorizzazioni artistiche e culturali. Iniziativa che, probabilmente, si concluderà con un convegno nel quale verranno discusse forme di incentivi per la cultura, e la stesura di un disegno di legge di iniziativa popolare da presentare al legislatore. Personalmente credo che il diritto stesso sia una forma d’arte, almeno nella sua applicazione concreta. D’altronde l’arte stessa è un diritto riconosciuto come fondamentale dalla nostra Costituzione repubblicana”.

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“L’ALFABETO PARTICOLARE DI CENTRARTEMEDITERRANEA, DALL’ARTE AL TEATRO

Il processo di Norimberga nell’aula bunker di Palermo e di Firenze al Consiglio di Stato e all’Auditorium di Roma. Oppure, rappresentato nell’aula del Tar di Venezia, il caso Maria Nicolaievna Tarnowska, sposa a diciassette anni, pluriamante dall’età di diciannove, femme fatale della Belle Epoque sotto giudizio nel 1910 nella Corte d’Assise di Venezia, come mandante dell’assassinio di uno dei suoi amanti commesso da due altri suoi amanti, con sentenza che la riconosce isterica e seminferma di mente e la condanna a otto anni e quattro mesi, a conclusione di un processo divenuto scandalo sensazionale e avvenimento internazionale, seguito tra gli altri dal Duca degli Abruzzi, dall’attrice Emma Grammatica e Eleonora Duse, dal poeta Francesco Pastonchi e dagli inviati dei principali giornali del mondo. O, ancora, il caso dei coniugi Youssef e Claire Bebawy, anno domini 1966, sospettati di aver ucciso con un intero caricatore di 7,65 e sfregiato al volto con una boccetta di vetriolo Faruk Chourbagi, industriale egiziano residente a Roma, con Claire che accusa Youssef, Youssef che accusa Claire, 142 udienze, 120 testimoni, continui colpi di scena, lacrime, svenimenti, feroci litigate coniugali, accuse e controaccuse, interventi dei maggiori principi del foro (da Sotgiu a Vassalli fino al futuro capo dello Stato Giovanni Leone) fino alla sentenza, dopo 30 lunghissime ore di camera di consiglio, che li assolve entrambi per insufficienza di prove. Oppure il processo a Catilina, quello ai Frati di Mazzarino, il caso Sofri…

Si potrebbe continuare e continuare. Sono tanti, tutti straordinari, i processi messi in scena da “Toghe in giallo”, associazione culturale che aderisce a CentrarteMediterranea praticamente nel momento in cui CentrarteMediterranea viene costituita. E che trasporta in teatro i grandi processi della storia, i processi che hanno fatto la storia, in originali riduzioni teatrali tratti dai documenti dibattimentali, copioni che dilagano oltre l’aula del tribunale, a raccontare storie umane, psicologie e dinamiche sociali, così che accusa, difesa e sentenza diventano punte apicali di una più grande, e compiuta, narrazione.

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